LA BRUTTA FINE DEL MIO PARTITO (tratto da Appunti e Pensieri scritto da Alfredo Luigi Facente)

Intro al capitolo di Aurelien Facente

Questo che state per leggere è un testo scritto nel 1994, ma forse papà lo ha abbozzato da qualche altra parte. Il Partito Liberale Italiano è stata una pagina importante della vita politica di Alfredo Facente, mio padre, a Crotone, ma non solo. Aveva intessuto rapporti anche a livello nazionale. Una volta, assistetti ad una riunione del partito a Catanzaro, in presenza dell’allora Ministro della Salute Francesco De Lorenzo, al quale ebbi l’onore di avere un suo libro autografato e di stringergli la mano nel 1988.

   Quello che leggerete è uno sfogo. Non aspettatevi un testo, vista la tendenza a classificare tra destra e sinistra in Italia, collocato chissà come. Papà non era comunista, ma non era nemmeno di destra. Entrò nel Partito Liberale Italiano appena si laureò in Scienze Politiche a Roma, grazie al corteggiamento del fu Professor Maiolo, uno dei membri più rappresentativi del PLI a Crotone, e fu legato a esso fino allo scoppio di Mani Pulite. Sì, perché papà abbandonò il partito nel 1992, poiché a livello nazionale fu travolto dall’ondata di Tangentopoli. Tra l’altro in quello stesso periodo ci fu l’arresto dell’allora ministro De Lorenzo, che si dimise dall’incarico poco prima (sì, perché era coinvolto anche il padre). Papà sbatté letteralmente la porta.

   Avendo letto queste parole, ho apportato delle piccole correzioni affinché non venga intaccata la privacy di nessuno. Essendo pura riflessione, mi guardo bene dal dire che quello che scrisse papà è verità, ma questa testimonianza è senza dubbio un punto di vista in un’epoca complessa per l’Italia e per Crotone. La riflessione suddetta è in realtà una lettera indirizzata al suo amato professore Maiolo (era stato suo insegnante al Liceo Classico Pitagora di Crotone, e fu lui a introdurlo e costruirlo politicamente nel PLI). una lettera che rivela una riflessione sull’epoca di allora. Non è un caso che proprio in quello stesso anno, il PLI si sarebbe sciolto.

   Oggi esiste un nuovo PLI per la cronaca, ma è solo un partito piccolo che si vede solo nelle interviste di Bruno Vespa quando scattano le elezioni nazionali.

La brutta fine del mio partito

Caro professor Maiolo, voi mi mancate tantissimo. Non ho altro modo che scrivervi affinché da lassù possiate leggere queste mie parole.

   Vi chiedo scusa se non sono riuscito a tenere il Partito che voi mi lasciaste in mano. Ho fatto tutto quello che potevo per provare a rinnovarlo, ma non mi hanno voluto ascoltare. Mi hanno letteralmente cacciato. No, non mi devo arrabbiare.

   Sono io che me ne sono andato. In ogni caso, io e questo partito non possiamo restare insieme.

   Mi rendo conto di chiudere la mia attività politica nel peggiore dei modi, ma non potevo restare in un posto che ha dato appoggio ad un ministro condannato. Anche io ho creduto in Francesco fermamente. Ci ho messo la faccia. L’ho presentato a mio figlio.

   E quando la legge si è presentata, e con tutti gli inganni che stavano uscendo a galla. Roba da giocarsi quel poco di elettorato che avevamo costruito.

   Professore, non prendiamoci in giro. Il Partito Liberale a Crotone è stato un divertimento per i tanti comunisti, ma quel poco che abbiamo costruito ha permesso a Crotone di essere una terra con un pensiero un po’ indipendente. E anche loro hanno i loro pensieri.

   Certo, noi chiudiamo il partito. Io chiudo con la politica attiva.

   Ma loro, i comunisti, hanno chiuso le fabbriche. Sì, perché si sono giocati il loro elettorato. Se ne accorgeranno tra qualche anno.

   Giuro che non volevo finisse così. Noi batteremo i comunisti non alle elezioni, ma davanti a fatti storici che distruggeranno inevitabilmente entrambi gli elettorati. Anche se il nostro è molto più piccolo.

   Professore, sono molto arrabbiato. Perché non riesco a vedere un futuro a Crotone. Abbiamo distrutto un presente. E per un periodo parleranno del passato, come se questo potesse tornare utile.

   Io sono padre e non ho le risposte migliori per mio figlio, che quest’anno è stato pure rimandato in greco. L’abbiamo pure punito duramente, forse anche troppo. Mi rendo conto di avergli fatto male. Anzi, gli abbiamo fatto male.

   Professore, lei sicuramente avrebbe saputo leggere nell’animo di mio figlio. È totalmente opposto a me, e forse è questo che mi spaventa.

   Mi scuso per questo sfogo. Non avrei dovuto. Mio figlio non c’entra niente nella faccenda del Partito Liberale, ma vede… Ecco, lui si è trovato a crescere in ambienti scolastici prettamente comunisti. Sono stato bravo almeno a dargli la possibilità di metterlo in classi dove comunque ci stanno insegnanti che ragionano a mente larga, e così beneficerà di una libertà di pensiero non indifferente.

   Eppure me la sono presa eccessivamente con lui. La verità è che quest’anno hanno fatto morire il PLI, mettendo fine ad un piccolo partito che comunque era riuscito a portare leggi civili all’interno della società italiana.

   Lo stesso Francesco (De Lorenzo, N.d.A.) non è stato un cattivo ministro. La condanna lo disonorerà, ma lui ha rispettato i valori del ministero che ha gestito.

   Gli altri… Non oso esprimermi. Mi rendo conto che ormai non riesce a essere un corpo unico il Partito Liberale. Non c’è una leadership riconosciuta. C’è chi, come me, ha sbattuto la porta. Altri, quelli eletti, hanno preferito sistemarsi altrove. Diciamoci la verità. Abbiamo preferito abbandonare la nave che affondava, ma loro lo hanno fatto come i topi. Io me ne sono andato con la mia scialuppa di salvataggio. Perché io glielo avevo detto che avrebbero condannato a morte il Partito Liberale. Certo, siamo stati tutti complici dell’inganno. Ma io li ho affrontati, professore. E mi hanno cacciato. Ma non sono complice della distruzione del partito.

   Ora mi resta solo che fare l’insegnante a Isola (Isola di Capo Rizzuto, N.d.A.) dove, tra alti e bassi, riesco a insegnare qualche nostro valore alle alunne e agli alunni. Cerco di farlo pure con mio figlio, ma il lavoro di papà è ben altra cosa.

   Potrei fare come gli altri miei amici di partito. Accasarmi altrove. Ma dove? Forza Italia non è ancora un partito. Devo capirlo. Dalle parti di Giorgio Almirante non oso nemmeno bussare. Non parlo poi di quelli di Via Panella (i comunisti, N.d.A.), perché mi farebbero mendicare piuttosto che darmi spazio.

   Professore, mi sento perso. Ma non sarò il solo in questa triste storia.

   La verità è che mi mancate tantissimo, Professore. Penso a lei, perché di sicuro lei stesso li avrebbe affrontati a viso aperto. E come me gli avrebbe sbattuto la porta in faccia. E io l’avrei seguita. E avremmo ricominciato da zero.

   Devo arrendermi all’evidenza adesso. Crotone non avrà più un Partito Liberale, e dubito fortemente che lo avrà. Crotone ha un DNA troppo comunista per poterselo permettere. Ma i comunisti, da soli, non riusciranno a risolvere i problemi di Crotone, che tra un po’ comincerà ad avere problemi ben peggiori. E non sapranno risolverli. Sì, perché qui i comunisti, tranne qualche raro caso, difettano molto di cervello. Non vanno oltre il loro piccolo giardino. E presto la loro macchina elettorale si sfalderà, e non credo che i loro figli saranno disposti a continuare la tradizione del voto.

   Sì, perché i figli degli operai andranno altrove. Inevitabilmente. Perché non avranno il lavoro del loro papà.

   E pensare che io glielo avevo detto che non dovevano contare molto sull’industria. Se solo penso ai no che hanno dato a priori…

   Professore, la sto annoiando. Lo so. Volevo solo dirle che ho finito di fare politica attiva. Farò il guastafeste però. Questo mi riesce bene.

   Ma non riesco a non avere paura adesso, e come un maledetto lo sfogo a mio figlio, che non riesco a capire perché non si espone. Ha quindici anni. È vero. Ma non riesco a capire perché non si interessa alla politica come fanno alcuni suoi coetanei. So che non diventerà comunista. Anzi, non gli interessa nemmeno.

   Ora è finita. Il Partito Liberale è morto.

   Qualcuno lo rimpiangerà, e qualcun altro userà l’aggettivo “liberale” per farsi la sua sporca campagna elettorale.

   Eppure, resto convinto che avremmo dovuto affrontare i nostri elettori e provare a riparare al danno fatto. Consegnare alla giustizia chi ha sbagliato è sacrosanto, ma avevamo il dovere di costruirci una seconda possibilità. Sì, perché nessuno di noi è come Francesco, e credo che Francesco lo sappia bene.

   È finita, professore.

   E questo purtroppo non lo accetto.

   Alfredo Luigi Facente, autunno 1994.

LA BARCA DELLA DISCORDIA E DEL DISSENSO

Vi confesso che non avrei voluto scriverne a proposito di questo atto di vandalismo nei confronti di un’opera che è, di fatto, un lavoro che crea discordia e dissenso. Non avrei voluto scriverne perché sarei tacciato di essere chissà che cosa quando in realtà una formazione artistica la posseggo, e avendo contribuito a mostre e opere d’arte in passato… Beh, una parola ce la potrei mettere.

Facciamo così. Vi propongo una scelta: una pillola rossa e una pillola blu. Se scegliete la pillola rossa, cambiate canale e non andate oltre. Credete che Crotone sia l’unica città al mondo meritevole di considerazione e avete una dimensione favolistica che purtroppo vi rende sensibili. Se è così, prendete la pillola rossa e non andate oltre.

Se invece scegliete la pillola blu, avrete a che fare con la lettura di un pezzo scritto da un blogger spietato, additato come fascista, razzista e quant’altro ancora. Questo è il prezzo che pago volentieri per mantenere lo sguardo dell’oltre, ovvero non fermarmi alla solita apparenza per esprimere chissà quale solidarietà, se prima non si prova a conoscere il male. Non quello che viene raccontato su qualche giornaletto. Si tratta di quel male o malessere tangibile che il più delle volte non viene visto e nemmeno ascoltato. Ora, se scegliete la pillola blu lo fate a vostro rischio e pericolo, ma almeno avrete la possibilità di non sentirvi ipocriti, L’ipocrisia rende ciechi. Invece qui bisogna guardare le cose con chiarezza.

Fermo restando che non ho nulla contro l’attività civica di IO RESTO, associazione che fa del civismo la sua attività principale. Potrei semmai discutere delle scelte artistiche, alquanto kitsch, che puntualmente hanno anche suscitato delle critiche, alcune anche molto ingenerose. Ma se l’arte non suscita dissenso, non suscita emozione. Lo scrisse la scrittrice inglese Jeannette Winterton nel suo bellissimo saggio “L’arte dissente”, oggi introvabile.

Dato che ho citato la Winterton, quindi già questo mi permette di poter dire la umilissima mia opinione, la domanda che mi sorge spontanea è dura ma obbligata: ma che vi credevate?

Partiamo da un presupposto. Qualche notte prima, nello stesso parco Pignera, sono state vandalizzate delle panchine. Gesto compiuto da sconosciuti che prima o poi puntualmente lo avrebbero ripetuto. Cosa avvenuta tra l’altro. Quindi, esiste un problema. E non si risolve con la solidarietà conveniente che si esprime su Facebook il più delle volte,

Partiamo da un altro presupposto storico. La barca in questione non è stata l’unica opera vandalizzata nel tempo. Ce ne sono state altre. Ne cito due: il monumento dedicato alla tragedia delle Foibe, qualche anno fa, ed era stato appena inaugurato. E il monumento dedicato ai caduti italiani in Russia nella Seconda Guerra Mondiale, dopo qualche giorno vandalizzato con scritte oscene.

Gesti compiuti con ovvietà da bulli in una città che in realtà non gli offre grandi aspettative, anche perché ferma mentalmente negli stessi cliché da almeno un buon biennio in maniera ferrea,

Dico bugie? Mi sapete dire quale opera d’arte è stata prodotta in maniera imponente da lasciare un segno nell’immaginazione mondiale? Se escludiamo il Rino Gaetano di Jorit, il resto è zero. Proprio perché si tratta di opere kitsch o di monumenti celebrativi di caduti in guerra che, però, hanno il compito di mettere in risalto i nomi di chi non è potuto tornare a casa, e perciò sono assolti dal dover essere belli per forza.

Ma che Crotone artisticamente parlando esprima del kitsch è fuor di dubbio. Non la prendete come una critica distruttiva. Il kitsch ha anche il suo perché, ma se saputo fare però. Penso al mitico Anton Furst che con un buon uso del kitsch riuscì a rendere uniche le atmosfere del film Batman di Tim Burton nel 1989, tra l’altro campione d’incassi. Ma Furst era Furst. E qui non esiste Furst,

Ora analizziamo l’opera danneggiata dal fuoco.

Un utente straniero si domanderebbe il perché della realizzazione di un’opera del genere. Fermo restando che non discuto l’idea artistica, ma il messaggio che vorrebbe dare.

IN qualche bella giornata un gruppo di persone si è messo all’opera di un lavoro che doveva indurre alla riflessione sui tanti esuli in mare che vogliono arrivare in Europa e che bisogna accoglierli perché qui si vive bene. Io sono d’accordo nel salvare vite umane, ma sarei ancora più felice se nella mia città non ci fosse nemmeno quella bidonville di stranieri che si era rifugiata sotto il cavalcavia Nord (quello che si affaccia ai resti della gloriosa industria di Crotone), oppure mi piacerebbe non trovare gente di notte che non ha un letto dove poter dormire.

Quindi quest’opera nell’immaginario collettivo nasce in un ambiente che è già un controsenso se ci riflettete un po’.

Ma non fermiamoci qui. Andiamo ancora oltre.

Crotone ha un alto tasso di disoccupazione e di precariato lavorativo. Siamo un’isola felice, davvero? La disoccupazione e il precariato eccessivo generano già di per sè una forma di degrado sociale che si chiama povertà, e se imponi un altro tipo di povertà come quella degli esuli, ti raccomando la bomba sociale. La povertà si tollera, scrisse Dominique La Pierre nel suo capolavoro “La Città della Gioia! ambientato in India.

La città si è impoverita, di fatto, e per di più bisogna sopportare un principio di propaganda pseudoeuropeista che incoccia con la realtà di Crotone che è un controsenso continuo.

Quando da appassionato di arte, ho visto l’opera, mi è salito un rigurgito. Non che la disprezzi, ma è il sapore kitsch che non andava. Anche perché, purtroppo per gli altri, avendo studiato all’università i testi di André Gide sul Congo, i testi di Ryzsard Kapuscinski che l’Africa l’ha vista davvero e i testi storici delle colonizzazioni in Africa… Beh, vi lascio immaginare quando ho capito che si trattava del solito film a senso unico su un fenomeno di enorme portata che si riduce al solito chiché per non dirsi di essere… ecco,.. razzisti.

In ultimo c’è un qualcosa che mi disturba artisticamente parlando, ovvero la canonizzazione della disgrazia. In Italia abbiamo la triste mania di canonizzare la disgrazia per autoassolverci di eventi che sono purtroppo capitati. A Crotone si è voluto vivere per forza intensamente un evento tragico come il naufragio di Cutro non affrontando il trauma, ma cercando di autoassolverci come se quel delitto marittimo fosse colpa nostra. E mentre piangevamo, non ci siamo accorti che la città di Crotone ha bisogno di guardare oltre perché troppo prigioniera degli stessi argomenti da un buon quarantennio.

E certo. Perché conviene far vivere un pensiero retrò e restare fermi nel tempo. Come se questo lavasse le coscienze. Nella realtà non è così, altrimenti non si esprimerebbe il dissenso in tal modo. Anche se dà enormemente fastidio.

Ora, rivedendo, l’atto vandalico, non giustificabile, si è venuto a creare un paradosso. Ora l’opera in questione ha il suo sapore di verità. Perché il viaggio nel Mediterraneo, ma anche in altri mari, per la migliore vita non è un viaggio colorato, ma un percorso pieno di insidie e di incognite, e queste persone non arrivano con un transatlantico super attrezzato. Ora l’opera vandalizzata assume la sua reale funzione, e permette di vedere chiaramente il racconto che essa vuole trasmettere.

La tragedia.

Si dice che non tutto il male viene per nuocere.

Ma, qualche volta, capita che un male faccia vedere con chiarezza un altro male.

Anche questa è una verità-

Mi auguro che dopo attenta riflessione si tenga in considerazione di tenere il monumento in questo modo. Ovvero quello di un viaggio difficile e pieno di insidie. Solo così si può far passare il messaggio nella sua verità.

Altrimenti possiamo sempre raccontarci lo stesso film. Un film irritante tra l’altro.

Vi esprimo la mia comprensione perché doverosa. Mi auguro che i colpevoli siano trovati (nutro i miei dubbi qua), e che prima di condannarli a priori si abbia la decenza quantomeno di ascoltarli. Perché a Crotone esiste un folto gruppo di cittadini che non ha ascolto e, cosa più grave, viene denigrato quando solo osa fare una riflessione.

Ma si sa. Capire il dissenso è un argomento troppo difficile qui a Crotone.

Aurelien Facente, 21 maggio 2024