
Si riprende a scrivere dopo una pausa forzata e lungua dovuta a traslochi e problemi di salute vari, e alla ricerca di un argomento dal quale ripartire dopo uno spaesamento dovuto a repentini cambiamenti… Ecco, cara Enrica, ricomincio da te, dalla tua scomparsa che mi ha molto attristato. Sì, perché fai parte della mia memoria di ragazzino che nei momenti di solitudine perché i genitori lavoravano, tu eri diventata una presenza della mattina o del primo pomeriggio. Stiamo negli anni 80′, e nel cercare il canale televisivo giusto piombavo sui tuoi programmi e restavo ad ascoltarti.
Non ho voglia di ricordare i nomi dei programmi. Non serve. Preferisco mantenere il ricordo della voce di una signora di classe molto autorevole che sapeva prenderti nella conversazione con gli ospiti, con quelli occhi vispi e sicuri che appartengono solo alle donne che sanno prendere in mano la propria esistenza.
Scrivo ascoltando canzoni anni 80′, e mi ritrovo a pensare a quell’epoca dove i tuoi occhioni spuntavano e rassicuravano.
Poi cresci, e cominci a vedere in volto la vera donna. Fossi nato in un’altra epoca precedente… Scherzo ovviamente, ma quella voce rassicurante e sicura mi teneva calmo nei miei capricci da infante. Poi avevo scoperto che eri pure mamma, E così avevo capito l’irigine di questa sicurezza elegante.

Sicurezza confermata nei primissini anni 90′, dove conducesti con la solita classe quel programma tutto al femminile che era Non è la Rai, cn tutte quelle ragazze acqua e sapone che noi maschi apprezzavamo perché erano quasi coetanee della generazione 70′, della quale facevo parte. L’appuntamento televisivo combaciava con il ritorno dalla cinque ore della scuola media, e mentre pranzavi vedevi tutte queste ragazze che ballavano, cantavano, sorridevano, e su tutte svettava la conduttrice Enrica che ti faceva capire con qualche sguardo e qualche sorriso che le ragazze andavano comunque rispettate.
Poi la Enrica sparì dal programma, che non fu più lo stesso. E, diciamoci la verità, non era la stessa cosa. Divenne una sorta di prototipo di quello che sarà Amici anni dopo, ma questa è un’altra storia.
La tivù aveva cominciato a cambiare, e avere la signora Enrica al timone era difficile. Perché la serietà e lo stile, perché la classe e l’educazione, perché l’identità della donna autorevole ma tollerante stava lasciando il posto a favore di qualcos’altro.

Il sorriso di Enrica era il sorriso della donna italiana ideale. Quella che noi vorremmo accanto a dire il vero. Non era un sorriso di sola apparenza, ma era un sorriso sostanzioso. Un sorriso di bellezza e di personalità.
Mi piacerebbe credere che ad un certo punto non abbia più voluto stare al gioco della produzione televisiva che stava compiendo passi indietro, e allora con classe e silenzio ha deciso di andarsene, preferendo diventare una presenza occasionale e non più protagonista.
Mi capitava di vederla ospite di alcuni programmi, ma non era la stessa cosa. Lo zapping casuale non aiutava.
E così è capitato che stamane, aprendo i siti d’informazione, ho saputo del suo addio fisico. Non la conoscevo di persona, ma da ragazzino è proprio grazie a lei che ho imparato a rispettare la donna in generale, soprattutto quelle donne che hanno stile e autorevolezza, con un pizzico di comprensione.
Riposa in pace, Enrica. Se fossi nato nella tua epoca, molto probabilmente ti avrei chiesto di danzare con me, in maniera elegante, come si faceva una volta. Può darsi che scriverò questo desiderio sotto forma di racconto, eo può darsi che lo terrò per me. Non lo so.
L’unica cosa che so è che un pezzo di grande televisione italiana è andato via, e non ci sarà più. Bisogna solo mantenerne il ricordo, almeno per quelli che hanno potuto assistere alla storia della vera televisione.
– Aurelien Facente, 12 marzo 2026
