
Attenzione se leggete questo pezzo adesso. Sto scrivendo in piena domenica del primo pomeriggio del 5 ottobre, primo giorno di urne per la Calabria. E qual è la notizia che sconvolge qualche utente crotonese e calabrese? Che c’è bassa affluenza, e che la colpa è del calabrese/crotonese/catanzarese/cosentino/reggino/vibonese che non vota.
L’andazzo disastroso dell’astensione crescente va avanti almeno dalla caduta di Scopelliti, che è per giunta responsabile di una legge pastrocchio elettorale che di fatto penalizza i territori più piccoli, tra l’altro anche molto campanilisti. diciamoci la verità. Il credo calcistico è andato ben oltre, indice antropologico di una Calabria che dialoga contro se stessa, e la giustifica spesso e volentieri con il consueto e stupido alibi delle posizioni politiche, arrivando anche a delle scenette molto grottesche.
Già, la Calabria non ama tanto se stessa. Pardon, i calabresi non amano tanto loro stessi. Per incontrare un calabrese doc o vai in un agriturismo perduto in qualche landa perduta oppure devi andare all’estero, possibilmente paesi anglosassoni. là il calabrese lo trovi.
Qui. invece, trovi quelli di coccio.
Cittadini elettori, non offendetevi. L’astensione è presente da parecchio tempo in Calabria, con punte del 70%, come è accaduto a Crotone.
però i dirigenti di partito non s’interrogano su questo brutto fenomeno. Tanto ci siamo noi. e qua sta il problema. Se puntate su una legge elettorale che non ascolta i mugugni delle persone di tutti i giorni, che cosa vi pensate? Che basta calare dall’alto qualche emigrato di lusso e spiegarci che risolverà tutto con chissà quali misure? E giusto per rispettare la par condicio, neanche il colpo di scena mediatico a mò di Berlusconi abbia funzionato tanto.
Dal Montismo in poi (2011), la politica non è più amata. A malapena è sopportata, e queste leggi elettorali antidemocratiche che umiliano la scelta del proprio rappresentante sono una delle cause dell’allontanamento dell’elettore.
Poi in Calabria non ne parliamo, con l’emigrazione di massa che si ritrova ogni anno. Per non parlare dei cazzari, delle false promesse, delle clientele ristrette, dell’impossibilità di realizzarsi un’attività diversa. Per non parlare dell’isolazionismo imperante, susseguito da una certa ipocrisia insopportabile. Intanto il tempo passa, le cose cambiano, e siamo sempre più pochi.
Ormai la malattia c’è, ma non si dice. Guai ad affrontarla a viso aperto. Anzi, meglio ignorarla. Certo. Solo che poi con la realtà ci fai i conti. Eccome.
Guardate come è cominciata la diatribe elettorale tra Occhiuto (centrodestra) e Tridico (centrosinistra). Facciamo vedere i mega sondaggi. Poi, come per magia, questi sondaggi che davano vincente l’uno o l’altro spariscono. Poi arrivano i video recita su TIkTok (quelli dei candidati al consiglio), e al di là della retorica per l’amore per la propria terra appaiono dei chiari inviti al voto indirizzati ai calabresi esiliati per lavoro e per studio. Tutti in video. Poi per ultimo, la recita della necessità del voto, che in regime di astensione serve per affermare la propria credibilità.
Se gli indizi sono tre, allora si sa che il nemico di Occhiuto e Tridico non si chiama destra o sinistra, ma astensionismo. Non metto in mezzo il candidato Toscano perché è alla sua prima vera gara, e il suo minuscolo partito deve ancora prendere piede.
Il bello è che tutti credevano che bastasse la popolarità a riportare gli entusiasmi dietro le urne. Beh, non è così.
Sulla disaffezione elettorale e sull’astensionismo potrei scriverci un libro e anche produrre un documentario. Sono anni che lo denuncio nei miei stupidi live. Un argomento che non ha suscitato interesse neanche tra i miei amici giornalisti, che continuano a chiudersi ostinatamente nella divisione anacronistica tra fascisti e comunisti, come se questo fosse il problema principale.
La Calabria è una periferia della periferia mangiata dalla demagogia imperante. Già con lo sviluppo della comunicazione (non dei mezzi di comunicazione) linguistica si è indietro anni luce. Già vedere i video su TikTok intrisi di banalità anacronistiche stanno facendo il loro danno controproducente. Non parliamo poi dei manifesti. E non ultimo, l’impellente necessitò di affacciarsi in discussioni internazionali in un contesto regionale molto periferico hanno inquinato di fatto l’ascolto dell’elettore.
A proposito. Ci tengo a rispondere a qualche attivista troppo eccitato. Avevo scommesso che sarebbe finita con un astensionismo preoccupante, e che il voler evitare il problema rappresenta il problema stesso, che tra l’altro è solo la punta di un iceberg bello grosso.
Mi si rimprovera che non ho empatia verso i partiti attuali. Beh, faccio la distinzione tra le persone e i partiti. Soprattutto in questo decennio alla deriva dove la “Mostra delle Atrocità” di JG Ballard è di fatto una realtà acclamata.
Lunedì 6 ottobre ci sarà un verdetto- Ma non sarà un verdetto splendente.
Di sicuro sta terminando una fase storia durata un po’ troppo. L?astensionismo non è una giustificazione, ma una malattia che risponde al parassitismo politico. E la legge di un politico non creduto vale quanto un pezzo di carta igienica mentre sta per essere espulso dopo che qualcuno ha fatto i suoi bisogni.
Brutale dirlo. Ma è meglio ribadirlo. Se non altro perché almeno si potrebbe affrontare il problema per quello che è realmente: Diamocela tutta: l’elettore calabrese ha smesso di crederci. E non puoi fargliene una colpa se preferisce mollare. Pagherà il suo prezzo. Vero. Ma in mancanza di una vera protesta sentita, l’indifferenza diventa la sola risposta.
Altro che i sondaggi e le piazze piene.
Aurelien Facente, 5 ottobre 2025
